Paolo Mieli mette in guardia il centrosinistra dal rischio di divisioni sul leader. Elly Schlein replica rivendicando la coalizione e promette una scelta condivisa del candidato premier.
L’allarme di Paolo Mieli sul centrosinistra
Ospite di In Onda, Paolo Mieli lancia un messaggio netto alle opposizioni. Secondo l’ex direttore del Corriere della Sera, il campo largo deve evitare uno scenario confuso sulla leadership, simile a quanto accaduto negli Stati Uniti con l’alternanza Joe Biden–Kamala Harris, dove il candidato viene definito o sostituito all’ultimo momento.
Con le elezioni politiche previste nel 2027, Mieli osserva che i giochi interni sono già iniziati, soprattutto nel Partito Democratico. Il rischio, a suo giudizio, è quello di disperdere una fase di potenziale competitività dell’opposizione, colta anche nel clima più teso mostrato dalla premier Giorgia Meloni durante la conferenza di fine anno.
La replica di Elly Schlein in studio
Seduta accanto a Mieli, la segretaria dem Elly Schlein ribatte che il centrosinistra non ha bisogno di indicazioni dalla presidente del Consiglio. Secondo Schlein, la presunta stabilità del governo nasce soprattutto dagli errori del passato, quando il fronte progressista si presentò diviso alle urne.
La leader del Pd rivendica i passi compiuti negli ultimi due anni: la ricostruzione del dialogo tra le forze progressiste, la crescita nei sondaggi dal 14 al 24 per cento e le vittorie in regioni chiave come Umbria e Sardegna. Segnali che, a suo avviso, dimostrano l’esistenza di una base comune su cui lavorare.
La scelta del candidato e le tensioni interne
Schlein riconosce la necessità di non sprecare la fase favorevole indicata da Mieli, ma sottolinea che il centrosinistra non riparte da zero. Sulla scelta del candidato premier, assicura che la decisione sarà condivisa: o attraverso un accordo politico sul modello del centrodestra oppure con primarie di coalizione.
In caso di elezioni anticipate, la segretaria afferma che la coalizione sarà pronta, puntando su un progetto unitario. Sullo sfondo restano però le tensioni interne allo stesso Pd, dove una parte del partito guarda con scetticismo alla sua leadership.
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