Bersani: “No ai dittatori, ma non dobbiamo appoggiare un intervento coloniale”

Il caso Maduro irrompe nel dibattito televisivo: tra richiami al diritto internazionale, critiche a Trump e vecchie simpatie ideologiche, la sinistra italiana mostra tutte le sue fratture.

Il blitz Usa e il ritorno del Venezuela nel dibattito italiano

Il tema del blitz statunitense a Caracas, deciso dall’amministrazione di Donald Trump per rimuovere Nicolás Maduro, è entrato con forza nel confronto politico italiano. Nella prima puntata del 2026 di DiMartedì, condotta da Giovanni Floris, il Venezuela è diventato uno dei dossier centrali di un inizio d’anno già segnato da forti tensioni internazionali.

La caduta del leader chavista ha riacceso vecchie contrapposizioni ideologiche. Maduro, da anni isolato sul piano internazionale, continua a godere di una rete di simpatizzanti in Italia, soprattutto per la sua collocazione antiamericana e per i rapporti con l’asse Russia-Cina, nonostante le accuse di brogli elettorali e repressione interna.

Le posizioni della sinistra tra piazza e televisione

Nel dibattito pubblico si sono distinti toni e posizioni differenti. Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha promosso una mobilitazione contro l’intervento statunitense, attirando critiche per quella che viene letta come una difesa indiretta del regime venezuelano. Analoghe prese di posizione sono arrivate da esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle.

In studio a La7 è intervenuto anche Pier Luigi Bersani, che ha sollevato il tema del diritto internazionale. Pur prendendo le distanze dalle dittature, Bersani ha espresso contrarietà a quello che ha definito un intervento di tipo coloniale, sostenendo la necessità di un equilibrio fondato sulle regole e su un ruolo più autonomo dell’Europa.

Diritto internazionale e fratture politiche

Il confronto ha messo in evidenza una linea di frattura profonda all’interno della sinistra italiana. Da un lato, l’invocazione del diritto internazionale come argine all’uso della forza; dall’altro, le accuse di ambiguità verso regimi autoritari ostili agli Stati Uniti. Il caso Venezuela diventa così uno specchio di una più ampia difficoltà nel definire una posizione unitaria sulla politica estera, tra atlantismo, critica all’egemonia americana e rapporti con governi anti-occidentali.

Il dibattito, rilanciato dal contesto televisivo, conferma come la crisi venezuelana continui a pesare anche nel confronto politico interno, riaprendo questioni irrisolte su alleanze, valori e collocazione internazionale dell’Italia.

Colpo della Meloni in campo internazionale: “Sarà nel board di pace per Gaza”

Del Debbio al giovane marocchino: “Stai attento perché io sono nato nel Bronx”

Cortina d’Ampezzo: polemica per i controlli fiscali

Strade Sicure, la Lega rilancia: più militari sul territorio

Schlein a In Onda: “Meloni subalterna a Trump”