Referendum sulla giustizia, il Pd è diviso. Picierno: “No a demonizzazioni e propaganda”

Nel Partito democratico emergono posizioni favorevoli alla riforma della giustizia: Pina Picierno invita a superare lo scontro ideologico e a non lasciare le riforme alla destra.

Il referendum e la spaccatura nel campo progressista

Mancano pochi mesi al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni. Il Consiglio dei ministri ha stabilito che gli italiani saranno chiamati alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 per esprimersi sul testo promosso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Mentre il cosiddetto “campo largo”, con il Partito Democratico in prima linea, ha annunciato una mobilitazione per il no, all’interno dello stesso Pd iniziano ad emergere posizioni non allineate. Una frattura che mette in discussione la compattezza del fronte progressista su uno dei temi più sensibili del dibattito politico.

L’iniziativa di Firenze e il ruolo di Pina Picierno

Lunedì 12 gennaio, a Firenze, si è svolto un incontro pubblico a sostegno della riforma, dal titolo “La sinistra che vota sì”. L’evento è stato promosso dall’associazione Libertà Eguale, fondata da Enrico Morando e Stefano Ceccanti, entrambi ex parlamentari e figure storiche dell’area riformista del Pd.

All’iniziativa è intervenuta in collegamento Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. L’eurodeputata ha ribadito la necessità di uscire, a suo giudizio, dalla contrapposizione ideologica tra garantismo e giustizialismo, definita una “tenaglia” che da anni condiziona il dibattito italiano. Picierno ha ricordato come le riforme del processo penale abbiano radici storiche nella sinistra riformista e non nella destra, sottolineando che lasciare ad altri il tema delle garanzie sarebbe stato un errore già pagato in passato.

Separazione delle carriere e qualità della democrazia

Secondo Picierno, la discussione sulla separazione delle carriere dei magistrati non dovrebbe essere letta come una difesa corporativa né come uno scontro ideologico permanente. Al centro, ha spiegato, c’è la tutela dello Stato di diritto e l’equilibrio tra i poteri, elementi fondamentali per la qualità della democrazia.

La riforma, a suo avviso, va affrontata come un tema serio, discusso da decenni, senza demonizzazioni né propaganda. L’obiettivo dichiarato è rendere più chiari i ruoli nel processo penale e rafforzare l’imparzialità del giudice, aumentando così la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Una posizione che evidenzia come, in vista del referendum di marzo, il dibattito interno al Pd sia tutt’altro che chiuso.