Il governo introduce un sostegno economico e tutele per i caregiver familiari, ma requisiti rigidi riducono la platea. Plauso del Cnel, critiche dal Pd.
Risorse e contributo economico previsto
Approda al Consiglio dei ministri il disegno di legge che mira a riconoscere la figura del caregiver familiare come elemento centrale del welfare domestico. Il provvedimento stanzia risorse dedicate: 250 milioni di euro nel 2027 e 253,32 milioni annui dal 2028, con l’obiettivo di valorizzare anche economicamente l’attività di cura svolta in ambito familiare a favore di persone non autosufficienti.
La misura cardine è un contributo economico trimestrale, erogato dall’INPS, che può arrivare fino a 1.200 euro a trimestre per ciascun assistito. L’accesso, tuttavia, è riservato a una platea ristretta: il caregiver deve essere convivente, garantire oltre 91 ore settimanali di assistenza, avere un reddito da lavoro inferiore a 3.000 euro annui e un Isee sotto i 15.000 euro. Il governo giustifica questi criteri con la necessità di concentrare le risorse sui casi di maggiore fragilità economica e con carichi assistenziali più gravosi.
Tutele lavorative e riconoscimento formale
Accanto al sostegno monetario, il ddl introduce un riconoscimento giuridico del caregiver, prevedendo tutele sul piano lavorativo e formativo. Tra le misure figurano la possibilità di rimodulare l’orario di lavoro, il ricorso allo smart working, il riconoscimento di crediti universitari e specifiche agevolazioni per gli studenti caregiver.
È inoltre prevista una procedura formale di riconoscimento della condizione di caregiver, affidata all’Inps, con investimenti dedicati sia al sistema informativo sia al personale incaricato della gestione delle domande. L’impianto del provvedimento intende così integrare il lavoro di cura nel sistema pubblico di assistenza, pur mantenendo criteri selettivi.
Plauso del Cnel e critiche dal Pd
Il testo ha ottenuto il sostegno del CNEL. Il presidente Renato Brunetta ha parlato di un primo passo storico verso il riconoscimento organico del lavoro di cura, auspicando che l’iter parlamentare rafforzi il provvedimento con diritti concreti e realmente esigibili.
Di segno opposto le critiche della vicepresidente dei senatori del Partito Democratico, Beatrice Lorenzin. Secondo Lorenzin, i requisiti fissati dal governo restringono eccessivamente la platea, escludendo molti caregiver effettivi. Il rischio, ha sostenuto, è che il ddl finisca per sostenere solo chi è già fuori dal mercato del lavoro e in condizioni di povertà, penalizzando in particolare molte donne con un Isee leggermente superiore alle soglie. In questo scenario, il riconoscimento del caregiver rischierebbe di restare una misura assistenziale per pochi, anziché una riforma strutturale del lavoro di cura.
