Caso Alemanno, l’appello di Cento: “Merita un’attenuazione della pena”

Un intervento inatteso da sinistra riapre il dibattito politico e umano sulla detenzione di Gianni Alemanno e sulle condizioni del sistema carcerario italiano.

La vicenda giudiziaria e carceraria di Gianni Alemanno torna al centro del confronto pubblico dopo la lettera aperta firmata da Paolo Cento, indirizzata a Francesco Storace e al direttore de Il Tempo. Un testo che colpisce per il mittente e per il contenuto: un avversario politico storico che, pur senza entrare nel merito della condanna, chiede una riflessione sul senso della pena e sulla sua proporzionalità.

Cento ricorda di aver avuto in passato scontri politici ed elettorali con l’ex sindaco di Roma, sottolineando la distanza ideologica che li separa. Proprio per questo, scrive, ritiene doveroso intervenire pubblicamente sulla carcerazione in corso, che considera meritevole almeno di una attenuazione della pena, alla luce dei mesi già trascorsi in detenzione.

La questione politica oltre il caso personale

Nel suo intervento, Cento solleva una domanda che va oltre la singola vicenda giudiziaria: è davvero plausibile che comportamenti come assemblee o comizi durante l’affidamento in prova vengano valutati come più gravi del reato originario? E aggiunge un elemento politico che travalica gli schieramenti, richiamando le condizioni delle carceri italiane, sempre più lontane – a suo giudizio – dai principi sanciti dalla Costituzione.

Pur riconoscendo che la destra viene spesso accusata di garantismo selettivo, Cento chiarisce che la sua presa di posizione non nasce da una convenienza politica, ma da una valutazione umana e istituzionale. Da qui l’appello: un atto di libertà per Alemanno e, più in generale, un intervento del Parlamento per tutti i detenuti privi di reale pericolosità sociale.

La replica di Storace: “Umanità e dignità nel scontare la pena”

Alla lettera segue la risposta firmata da Francesco Storace, che ringrazia pubblicamente Cento per una presa di posizione definita «coraggiosa». Storace ricorda che Alemanno è detenuto da tredici mesi su una pena complessiva di ventidue, sottolineando come il tempo già trascorso in carcere meriterebbe una valutazione diversa.

Riprendendo le parole di Cento, Storace ribadisce che appare sproporzionato considerare le violazioni durante l’affidamento in prova più gravi della condanna stessa e invita a riflettere non solo sul “quanto”, ma anche sul “come” si sconta la pena. Alemanno, scrive, lo starebbe facendo con dignità, così come molti detenuti meno noti.

Nel finale, la riflessione si allarga al tema del sovraffollamento carcerario e della custodia cautelare, ricordando che ogni anno centinaia di persone finiscono in carcere per reati poi risultati inesistenti. Un problema strutturale che, conclude Storace, richiede risposte politiche concrete e non rinviabili.