Romano Prodi critica l’intervento Usa in Venezuela e boccia la definizione di azione legittima, poi propone una mossa europea sulla Groenlandia per rispondere alle mire di Trump.
Venezuela, lo scontro sulla “legittimità”
Nel corso della prima puntata del 2026 di PiazzaPulita, in onda su La7, Romano Prodi è intervenuto sui principali dossier internazionali destinati a segnare l’avvio dell’anno politico. Al centro del confronto, l’operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla caduta di Nicolas Maduro.
L’ex presidente del Consiglio ha respinto in modo netto l’idea di un “golpe legittimo”. A suo giudizio, l’unico riferimento improprio alla legittimità sarebbe arrivato dal governo italiano. Prodi ha ricordato che, secondo le regole internazionali, solo il Congresso degli Stati Uniti può autorizzare decisioni di guerra, passaggio che in questo caso non sarebbe avvenuto. Ha inoltre richiamato la Carta delle Nazioni Unite, che vieta azioni militari se non in presenza di una reale legittima difesa, condizione che, a suo avviso, non ricorrerebbe nell’operazione su Caracas.
Il riferimento a Meloni e il giudizio sull’azione Usa
Le parole di Prodi si inseriscono nel dibattito aperto dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni, che aveva definito l’intervento americano un’azione difensiva contro il narcotraffico. Una lettura che l’ex premier ha contestato duramente, sostenendo che un’operazione militare di questo tipo non potesse essere considerata legittima alla luce del diritto internazionale.
Nel suo intervento, Prodi ha insistito sulla necessità di distinguere tra valutazioni politiche e norme giuridiche, ribadendo che, in assenza dei presupposti previsti, parlare di legittimità risulterebbe fuorviante.
Groenlandia e ruolo dell’Europa
Cambio di scenario quando la discussione si è spostata sulla Groenlandia e sulle dichiarate ambizioni del presidente statunitense Donald Trump. Di fronte a una situazione definita senza precedenti, Prodi ha avanzato una proposta concreta: una presenza militare europea simbolica, concordata con la Danimarca, per segnalare che l’Unione è pronta a difendere un territorio strategico.
Secondo l’ex premier, non si tratterebbe di un’azione di guerra, ma di una dimostrazione pacifica e dissuasiva. Un segnale, ha sottolineato, che potrebbe colmare il divario tra le discussioni a Bruxelles e l’assenza di decisioni operative, ricordando che la questione groenlandese riguarda direttamente l’intero continente europeo.