Meloni e Santa Sede richiamano un cambio culturale e misure di sostegno alla genitorialità mentre l’Istat certifica il minimo storico delle nascite in Italia.
L’allarme demografico e le parole di Meloni
La crisi demografica entra al centro del dibattito pubblico con prese di posizione convergenti di governo e Santa Sede. In conferenza stampa di inizio anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che i figli “non sono un fardello, né un ostacolo o un limite”, indicando nella natalità una priorità politica e culturale.
Il quadro numerico delineato dall’Istat è critico: nel 2024 in Italia sono state registrate 369.944 nascite, il dato più basso dall’Unità nazionale. Le stime provvisorie sui primi sette mesi del 2025 indicano un’ulteriore flessione di circa 13mila nascite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una fecondità che rischia di scendere a 1,13 figli per donna.
Le misure del governo e il nodo immigrazione
Secondo Meloni, la leva principale per invertire la tendenza è un cambiamento culturale che restituisca alle madri la libertà di scegliere senza temere penalizzazioni. L’esecutivo ha messo in campo strumenti di welfare come il potenziamento dei congedi parentali, i bonus per gli asili nido e la decontribuzione per le madri lavoratrici.
La presidente del Consiglio ha respinto l’idea dell’immigrazione come soluzione automatica al calo delle nascite. I dati Istat mostrano che i nati di seconda generazione sono diminuiti da 80mila nel 2012 a 50mila nel 2023, mentre la fecondità delle donne straniere è scesa a 1,79 figli per donna. Resta elevata anche la percezione del rischio occupazionale: circa la metà delle donne italiane ritiene che avere un figlio possa danneggiare le opportunità lavorative, percentuale che sale al 65% tra le under 24.
La posizione della Santa Sede su vita e maternità
Sul fronte ecclesiale, Papa Leone ha denunciato una “marginalizzazione istituzionale” della famiglia e ha richiamato un imperativo etico a sostegno delle coppie che scelgono di accogliere una nuova vita. Nel discorso al Corpo diplomatico, il Pontefice ha definito la vita un “dono inestimabile”.
La Santa Sede ha espresso posizioni nette sui temi bioetici: critica all’impiego di risorse pubbliche per facilitare l’interruzione di gravidanza, richiesta di maggiori fondi a sostegno delle madri, condanna della maternità surrogata come pratica che mercifica la gestazione e riduce il bambino a prodotto. È stata inoltre ribadita la difesa dell’obiezione di coscienza per medici e operatori sanitari.
Il contesto demografico resta segnato da scelte rinviate o negate: oltre 10,5 milioni di italiani dichiarano di non volere figli, per un terzo per motivi economici e per il 9,4% a causa della precarietà lavorativa. L’età media al primo figlio è salita a 31,9 anni, confermando una tendenza che rende sempre più difficile la ripresa della natalità.