La Suprema Corte respinge il ricorso dell’ex sindaco di Roma, ma la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara ammissibile il caso.
Cassazione conferma la detenzione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Gianni Alemanno, detenuto dal 1° gennaio 2025 per la pena residua legata al reato di traffico di influenze, pari a 22 mesi. I giudici hanno confermato la decisione della magistratura di sorveglianza, stabilendo che l’ex sindaco di Roma resti in carcere fino al termine della pena, tenendo conto della buona condotta maturata, che dovrebbe consentire la liberazione entro il mese di giugno.
La difesa aveva fondato il ricorso su un elemento centrale: il reato contestato, collegato all’abuso d’ufficio, fa riferimento a una fattispecie che nel frattempo è stata abrogata dal Parlamento. Nonostante ciò, la Suprema Corte ha ritenuto infondati i motivi di legittimità sollevati dagli avvocati.
Il via libera della Cedu
Nella stessa giornata è arrivata una decisione di segno opposto da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato contro lo Stato italiano sul caso Alemanno. Il pronunciamento apre ora alla valutazione nel merito della vicenda a livello europeo, ponendo un possibile contrasto tra giustizia nazionale e sovranazionale.
Il procedimento riguarda uno dei filoni dell’inchiesta nota come Mondo di Mezzo, nell’ambito della quale Alemanno era stato prosciolto dalle accuse più gravi, tra cui associazione mafiosa e corruzione, restando condannato solo per il traffico di influenze.
La posizione della difesa
Gli avvocati dell’ex sindaco hanno espresso forte delusione per la decisione della Cassazione, sottolineando che la condotta originariamente sanzionata — la sollecitazione del pagamento di somme ritenute dovute da parte di società comunali — non sarebbe più penalmente rilevante. La difesa, rappresentata in Cassazione da Cesare Placanica, ha evidenziato come l’ammissione del ricorso da parte della Cedu confermi la rilevanza giuridica delle questioni sollevate.
In attesa della fissazione dell’udienza europea, resta aperta l’ipotesi di una revisione della pena entro i prossimi mesi, con possibili effetti sulla detenzione dell’ex primo cittadino di Roma.