Vaccini, Andreoni: “Decisione Usa su calendario bimbi è preoccupante”

La revisione del calendario vaccinale Usa solleva forti preoccupazioni: secondo gli esperti rischia di compromettere la protezione collettiva e di riaprire la strada a malattie oggi controllate.

Le perplessità sulla revisione del calendario vaccinale

La decisione degli Stati Uniti di rivedere il calendario vaccinale infantile, riducendo il numero di vaccinazioni raccomandate per tutti i bambini, ha suscitato reazioni critiche nel mondo scientifico. A commentare la scelta annunciata dai Centers for Disease Control and Prevention è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, che ha parlato di una decisione “sconcertante” e potenzialmente pericolosa sul piano della sanità pubblica.

Secondo l’infettivologo, limitare alcune vaccinazioni ai soli bambini considerati a rischio rappresenta un errore di impostazione che potrebbe favorire la ricomparsa di patologie oggi tenute sotto controllo grazie alle campagne vaccinali estese.

Perché vaccinare anche i bambini sani

Andreoni sottolinea come la vaccinazione universale non serva solo a proteggere il singolo individuo, ma svolga un ruolo decisivo nella tutela dei soggetti più fragili. I bambini immunodepressi, ad esempio, spesso non riescono a sviluppare una risposta immunitaria efficace nemmeno dopo la somministrazione del vaccino.

Vaccinare anche i bambini sani consente quindi di ridurre la circolazione dei virus e di creare una barriera protettiva intorno a chi è più esposto alle complicanze. È lo stesso principio che giustifica la vaccinazione dei più giovani per difendere indirettamente le fasce più anziane della popolazione.

Il rischio per la sanità pubblica

Alla base delle critiche c’è il concetto di vaccinazione di comunità, considerato uno strumento fondamentale di sanità pubblica. Secondo Andreoni, negli Stati Uniti si starebbe perdendo questa visione, trasformando la vaccinazione in una scelta esclusivamente individuale.

Una riduzione delle coperture vaccinali, avverte l’esperto, rischia di indebolire la protezione collettiva e di esporre nuovamente la popolazione, in particolare i più vulnerabili, a malattie infettive che oggi appaiono sotto controllo ma non sono scomparse.

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