La Russa non ci sta: “A che titolo Bellavia ha spiato mio figlio?”

Il presidente del Senato interviene sul caso dei file attribuiti al consulente Gian Gaetano Bellavia: tra i 104 nomi schedati compare anche Geronimo La Russa, mai indagato.

Lo sconcerto del presidente del Senato

La vicenda dei dossier attribuiti a Gian Gaetano Bellavia, consulente di diverse Procure e collaboratore della trasmissione Report, approda ai vertici delle istituzioni. Dopo giorni di polemiche politiche e interrogazioni parlamentari, interviene direttamente il presidente del Senato Ignazio La Russa.

In una nota dai toni netti, La Russa esprime il proprio sconcerto per la presenza, nell’elenco dei 104 nomi schedati e pubblicati dal Giornale, di suo figlio Geronimo. “Sarebbe interessante sapere a quale titolo il dottor Bellavia detenesse un file su Geronimo La Russa – scrive – che non ha procedimenti giudiziari a carico e la cui unica ‘ragione di interesse’ è essere figlio del presidente del Senato”. Un passaggio che solleva interrogativi sulla natura e sulle finalità dell’archivio.

I rapporti con Report e le reazioni politiche

Il nome di Geronimo La Russa non è l’unico, tra quelli emersi, a non risultare coinvolto in indagini giudiziarie. Tuttavia rientra nel gruppo di persone finite negli anni sotto l’attenzione di Sigfrido Ranucci e della sua trasmissione, che in passato ha dedicato servizi a nomine e incarichi che lo hanno riguardato.

Sul fronte politico, torna a intervenire anche Maurizio Gasparri, che sollecita il governo a chiarire se i documenti in possesso di Bellavia provenissero da atti riservati delle Procure e in quale veste il consulente li detenesse, tra incarichi giudiziari e collaborazioni televisive.

L’inchiesta e i nodi giudiziari

Parallelamente al dibattito istituzionale, il caso resta al centro di un’inchiesta della Procura di Milano. Bellavia figura formalmente come parte offesa, mentre l’ex dipendente Valentina Varisco è indagata per accesso abusivo a sistemi informatici. Il fascicolo è seguito dalla pm Paola Biondolillo, che ha chiuso le indagini preliminari e valuta il rinvio a giudizio.

Restano però aperti interrogativi più ampi: tra i file attribuiti all’archivio Bellavia comparirebbero documenti riferibili a 19 magistrati, alcuni ancora in servizio. Un elemento che potrebbe imporre ulteriori approfondimenti per chiarire l’origine, l’uso e l’eventuale conservazione indebita di atti giudiziari, con riflessi diretti sull’operato della Procura milanese.

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