Islam nelle scuole, Lega e Fratelli d’Italia attaccano: “Qui non si parla di dialogo culturale, ma di indottrinamento”

Il caso dell’Istituto Averroè nelle scuole del Piacentino accende il dibattito politico. La Lega e Fratelli d’Italia chiedono chiarimenti su visite e interventi durante le ore di lezione.

Il caso nelle scuole del Piacentino

L’inchiesta de Il Giornale ha acceso i riflettori su alcune attività dell’Istituto di Studi Islamici Averroè, legato al centro culturale islamico di Piacenza, che avrebbe svolto iniziative all’interno di istituti scolastici del territorio. Tra gli episodi segnalati figurano la visita di alunni di due quinte elementari di Pontenure al centro e interventi in alcuni licei cittadini, come il Melchiorre Gioia e il Colombini, avvenuti durante le ore di religione. Le iniziative, secondo quanto emerso, sarebbero state presentate come momenti di conoscenza culturale, ma hanno sollevato interrogativi sul perimetro e sulle modalità di accesso di soggetti esterni nelle scuole pubbliche.

Le reazioni politiche e l’interrogazione

Sulla vicenda è intervenuto il deputato della Lega Rossano Sasso, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Sasso chiede chiarimenti su autorizzazioni, contenuti proposti e informazione preventiva alle famiglie, sollecitando una regolamentazione più stringente delle attività a carattere religioso nelle scuole. La Lega ha inoltre chiesto la calendarizzazione di una risoluzione in Commissione Cultura per definire limiti e procedure più rigorose.

Le posizioni di Lega e Fratelli d’Italia

La vicepresidente della Lega Silvia Sardone ha parlato di necessità di trasparenza e consenso informato dei genitori, ribadendo il principio di laicità della scuola pubblica. Da Fratelli d’Italia è arrivata la presa di posizione del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che ha chiesto di distinguere nettamente tra dialogo culturale e attività di indottrinamento, sottolineando che gli istituti scolastici non possono diventare spazi di proselitismo. La vicenda resta ora al centro dell’attenzione istituzionale, in attesa delle risposte del Ministero.

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