D’Alema non ha dubbi: “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve attrarre e integrare fino a 150 milioni di immigrati, non respingerli”

L’ex premier riflette su democrazia, disuguaglianze e futuro dell’Occidente: astensionismo, crisi sociale e immigrazione come nodo centrale per la sopravvivenza europea.

Democrazia in crisi e disuguaglianze crescenti

In un’intervista pubblicata sul primo numero de Il Viaggio magazine, Massimo D’Alema traccia un’analisi severa dello stato delle democrazie occidentali. Secondo l’ex presidente del Consiglio, il sistema democratico rischia di svuotarsi se non riesce a redistribuire ricchezza e opportunità, restituendo ai cittadini una ragione concreta per partecipare alla vita pubblica.

D’Alema individua nel crescente astensionismo elettorale il sintomo più evidente di una frattura profonda tra istituzioni e società. Dopo la fine della Guerra Fredda, spiega, si è infranta l’illusione che democrazia liberale e mercato si imponessero ovunque. La globalizzazione ha prodotto sviluppo e riduzione della povertà in molte aree del mondo, ma in Occidente ha ampliato le disuguaglianze, impoverendo ceti medi e popolari e concentrando potere economico e tecnologico nelle mani di poche élite.

Paure sociali, destre e scenario geopolitico

Questo squilibrio, secondo D’Alema, alimenta insicurezza e paura, terreno fertile per il successo delle destre e dei populismi. Il consenso raccolto da leader come Donald Trump viene letto come il risultato di un disagio sociale profondo, che spinge ampi settori del lavoro dipendente verso posizioni nazionaliste e identitarie.

Sul piano internazionale, l’ex premier parla di un declino relativo dell’Occidente, destinato a rappresentare una quota sempre più ridotta della popolazione mondiale. In questo quadro, l’Europa rischia di perdere peso se non resta unita, mentre la competizione globale si concentra soprattutto tra Stati Uniti e Cina, con la necessità di un equilibrio che eviti conflitti distruttivi. D’Alema esprime inoltre un giudizio critico sulla guerra a Gaza, definendola una tragedia che mette in discussione la coerenza dell’Occidente rispetto ai diritti umani.

Immigrazione e futuro dell’Europa

Il nodo decisivo, nell’analisi di D’Alema, resta quello demografico. L’invecchiamento della popolazione europea viene descritto come una minaccia strutturale ai sistemi produttivi e di welfare. Senza un apporto significativo dall’esterno, avverte, l’Europa rischia il collasso.

Per questo, l’ex premier sostiene che il continente dovrebbe puntare su politiche di accoglienza e integrazione di lungo periodo, arrivando ad attrarre decine di milioni di immigrati per garantire sostenibilità economica e sociale. Quanto al proprio futuro personale, D’Alema esclude un ritorno a incarichi pubblici, rivendicando il ruolo di osservatore e analista, mosso ancora da interesse politico e culturale, ma senza ambizioni istituzionali.