Scontro acceso su La7 tra Matteo Renzi e Stefano Feltri sull’operazione Usa in Venezuela, tra accuse di ipocrisia europea e difesa della fine del regime di Maduro.
Operazione Usa in Venezuela al centro del dibattito
Durissimo confronto negli studi di In Onda tra il senatore di Italia Viva Matteo Renzi e il giornalista Stefano Feltri sull’operazione militare statunitense denominata Operation Absolute Resolve, conclusasi con la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores.
Renzi ha rivendicato con decisione la fine del regime chavista, parlando di una nuova possibilità per milioni di cittadini venezuelani dopo anni di dittatura. L’ex premier ha definito inevitabile un percorso complesso, ma ha escluso qualsiasi indulgenza verso chi rimpiange la caduta di Maduro.
Accuse di ipocrisia e critica alle élite europee
Di segno opposto l’intervento di Feltri, che ha espresso un giudizio durissimo sulle reazioni europee all’operazione statunitense. Il giornalista ha parlato apertamente di vergogna, accusando le classi dirigenti dell’Unione di accettare passivamente un’azione militare che, a suo dire, non avrebbe portato democrazia in Venezuela.
Feltri ha messo sullo stesso piano Donald Trump e Maduro, sostenendo che entrambi abbiano violato principi democratici fondamentali. Secondo il giornalista, questa debolezza europea incoraggerebbe Washington a spingersi oltre, citando anche il tema della Groenlandia come esempio di una leadership occidentale incapace di opporsi.
Botta e risposta personale e scontro finale
Il confronto si è ulteriormente acceso quando Renzi ha risposto sul piano personale, contestando a Feltri competenza e autorevolezza in materia di politica internazionale. Nonostante i tentativi della conduttrice Marianna Aprile di riportare il dibattito su toni più pacati, l’ex presidente del Consiglio ha rilanciato, respingendo l’equiparazione tra Trump e Maduro e denunciando l’inerzia dell’Europa su numerosi scenari di crisi globale.
Feltri ha replicato accusando Renzi di far parte di quelle stesse élite che, secondo lui, privilegiano interessi personali e posizionamenti strategici. Nel finale, il giornalista ha citato Mark Rutte, sostenendo che alcune scelte europee in ambito Nato rispondano più a pressioni statunitensi che a una reale difesa dei valori democratici.