Sallusti non ha dubbi: “A sinistra ci sono legami tra toghe e politica”

Il direttore de Il Giornale in un’intervista esclusiva a Il Secolo d’Italia difende il referendum sulla giustizia, accusa le opposizioni di politicizzare il voto e sostiene che il sistema delle correnti nella magistratura sia tutt’altro che superato.

Il referendum e la strategia del fronte del no

Secondo Alessandro Sallusti, il referendum sulla giustizia rappresenta uno snodo decisivo della legislatura. Per il direttore de Il Giornale e Libero, oggi portavoce del comitato Sì Riforma, l’obiettivo delle opposizioni sarebbe trasformare il voto in un giudizio politico contro il governo Giorgia Meloni, evitando il confronto nel merito.
Sallusti sottolinea come la separazione delle carriere fosse presente anche nei programmi di Partito Democratico e come in passato il Movimento 5 Stelle avesse espresso aperture sul tema. A suo giudizio, la polemica sul presunto assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo non troverebbe riscontro nel testo della riforma, mentre le critiche contraddittorie dimostrerebbero la debolezza delle argomentazioni del fronte contrario.

Magistratura e politica: il nodo del correntismo

Nel ragionamento di Sallusti, il legame tra una parte della magistratura e la politica esisterebbe già e sarebbe storicamente sbilanciato a sinistra. Citando casi e percorsi istituzionali, sostiene che il problema non sia ipotetico ma documentato, come emerso anche dal libro-intervista Il Sistema scritto con Luca Palamara.
Secondo Sallusti, l’attuale assetto del Consiglio Superiore della Magistratura favorirebbe uno scambio di consensi tra giudici e pubblici ministeri, compromettendo la terzietà del giudice. La riforma, con la separazione delle carriere e dei Csm, servirebbe proprio a spezzare questo meccanismo, consentendo a ciascun ordine di autogovernarsi senza interferenze incrociate.

Sorteggio e riforma: perché serve cambiare

Sallusti individua tre pilastri centrali della riforma: separazione delle carriere, sorteggio per il Csm e istituzione dell’Alta Corte disciplinare. A suo avviso, la magistratura temerebbe soprattutto il sorteggio, perché ridurrebbe il peso delle correnti. L’obiezione secondo cui il sorteggio non garantirebbe competenza viene respinta: i magistrati sorteggiati sarebbero comunque selezionati tra soggetti qualificati.
Il giornalista respinge anche la tesi secondo cui il “sistema Palamara” sarebbe stato superato, annunciando nuove pubblicazioni che, a suo dire, dimostrerebbero la persistenza degli stessi meccanismi di potere. La riforma, conclude, non eliminerebbe ogni criticità della giustizia italiana, ma rappresenterebbe una manutenzione strutturale necessaria per rendere il sistema più equilibrato e credibile.

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