Bertinotti condanna Maduro ma avverte: “Un atto senza legittimità, simbolo del caos globale”

Fausto Bertinotti definisce l’arresto di Maduro un atto di forza fuori dal diritto e legge la crisi venezuelana come il riflesso di un nuovo disordine mondiale dominato dalla legge del più forte.

Da rivoluzione a gestione autoritaria

In un’intervista rilasciata a La Repubblica, Fausto Bertinotti offre una lettura critica della parabola politica di Nicolas Maduro. Secondo l’ex presidente della Camera, nella storia dei movimenti rivoluzionari accade spesso che, al venir meno della spinta originaria, subentri una fase di gestione amministrativa e autoritaria. In questo solco, Bertinotti colloca la guida di Maduro, descritta come una conduzione burocratica esercitata in un contesto estremamente complesso, segnato da pressioni e minacce costanti da parte di potenze esterne considerate ingombranti.

L’arresto e il giudizio sull’azione internazionale

L’immagine di Maduro in manette viene definita da Bertinotti “triste” e rappresentativa di un potere che agisce fuori da ogni cornice giuridica condivisa. L’ex leader di Rifondazione comunista parla apertamente di un atto privo di legittimità, sottolineando che, nel panorama globale, esistono numerosi regimi autoritari ma che ciò non giustifica interventi condotti al di fuori del diritto internazionale. A suo avviso, l’operazione contro il Venezuela assume i contorni di una forzatura politico-istituzionale, emblematica della fase storica attuale.

Dal bipolarismo al nuovo disordine mondiale

Nel confronto storico tracciato da Bertinotti, il passaggio dalla Guerra Fredda al presente segna una frattura profonda. Se in passato l’equilibrio tra blocchi contrapposti garantiva, seppur in modo brutale, una forma di stabilità, oggi quello schema sarebbe venuto meno. Al suo posto, secondo l’analisi dell’ex dirigente politico, si affermerebbe un sistema dominato dal caos e da un capitalismo capace di costruire nuovi imperi fondati su strutture tecno-feudali. In questo scenario, conclude, a prevalere non sono più regole condivise ma la legge del più forte, applicata sistematicamente a danno dei soggetti più deboli.

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