Vittorio Feltri accusa l’Occidente: “Predica diritti e sostiene i tiranni”

Secondo Vittorio Feltri l’Occidente celebra l’islam nelle democrazie europee ma resta cieco davanti alla protesta iraniana contro gli ayatollah, segno di una grave perdita di memoria storica.

L’Occidente e il doppio sguardo sull’islam

Per Vittorio Feltri l’Occidente vive una contraddizione profonda che non riesce o non vuole riconoscere. Nelle grandi città europee e nordamericane, l’ascesa politica di esponenti musulmani viene raccontata come un successo della democrazia e dell’inclusione. Allo stesso tempo, a Teheran, milioni di cittadini scendono in piazza contro un regime islamico che da decenni reprime ogni forma di dissenso.
Secondo Feltri, la frattura non sta nei fatti, ma nella narrazione: media e classi dirigenti occidentali tenderebbero a presentare come compatibili fenomeni che, sul piano storico e politico, raccontano realtà opposte. Una cecità che il giornalista attribuisce alla perdita di memoria e alla rimozione delle lezioni del Novecento.

Religione e potere politico

Feltri distingue nettamente tra fede e potere. La religione, sostiene, appartiene alla sfera individuale e alla libertà di coscienza. Il problema nasce quando una fede si trasforma in progetto politico e normativo, con l’obiettivo di regolare la vita collettiva.
Nel suo ragionamento, l’islam politico non si limita mai alla dimensione privata, ma tende a espandersi, proponendo un sistema di valori e di leggi che ambisce a prevalere sugli altri. È su questo terreno che l’Occidente, secondo Feltri, finge di non cogliere i segnali. Le elezioni democratiche di sindaci musulmani in città come Londra o New York non vengono lette come semplici fatti amministrativi, ma come eventi carichi di significato politico, soprattutto quando accompagnati da gesti simbolici che richiamano un ordine giuridico e culturale diverso da quello occidentale.

Iran e rivolte dimenticate

Lo scenario iraniano rappresenta, per Feltri, l’altra faccia della medaglia. Qui non c’è integrazione né folklore politico, ma una protesta diffusa che coinvolge studenti, commercianti e famiglie impoverite dall’inflazione e da decenni di repressione. Le parole d’ordine sono dirette e rischiose: libertà e fine della dittatura.
Feltri richiama un elemento storico che giudica decisivo: i bazar, oggi protagonisti delle proteste, furono tra i principali sostenitori della rivoluzione del 1979. La loro ribellione attuale segnala il fallimento di un sistema fondato sull’islam politico.
A suo avviso, l’Occidente continua a ripetere errori già commessi, prima appoggiando figure come Ruhollah Khomeini in nome dell’anti-imperialismo, poi fingendo sorpresa davanti alla brutalità del regime. Un atteggiamento che rischia di produrre nuove instabilità, come dimostrano anche altri scenari internazionali.