Il senatore di Forza Italia chiede verifiche sui rapporti tra procure, il consulente Bellavia e Report, ipotizzando esposti penali e accusando il programma di depistaggio. Lo fa in un’intervista esclusiva a Il Giornale.
Le accuse di Gasparri e l’ipotesi di denunce
Per Maurizio Gasparri il caso che coinvolge Report e il consulente Giangaetano Bellavia va oltre il confronto politico. Il senatore annuncia l’intenzione di non limitarsi alle interrogazioni parlamentari, valutando anche una denuncia penale sui rapporti tra il programma televisivo e Bellavia, dopo la pubblicazione di un elenco di dossier che, a suo dire, “fa paura”. Gasparri solleva dubbi anche sull’eventuale competenza della Procura di Roma, evocando precedenti tensioni istituzionali e denunciando presunti attacchi personali provenienti dal giornalista Sigfrido Ranucci.
I rapporti tra procure, consulenze e servizio pubblico
Secondo Gasparri, il nodo centrale riguarda il ruolo di Bellavia come consulente di numerose procure e, allo stesso tempo, collaboratore di Report. Il senatore chiede al ministro della Giustizia di disporre un’ispezione sui magistrati che avrebbero conferito incarichi al consulente, per chiarire natura dei materiali trasmessi e compensi ricevuti. Nel mirino finiscono anche Rai e i vertici editoriali del servizio pubblico, chiamati a chiarire se e come il programma sia stato finanziato e per quali attività. Gasparri distingue nettamente, nelle sue parole, tra libertà di stampa e pratiche di dossieraggio, ritenute incompatibili con il giornalismo.
Report, stragi di mafia e accuse di depistaggio
Il senatore collega il caso Bellavia alle recenti puntate di Report sulle stragi di mafia, contestando la riproposizione della cosiddetta “pista nera” all’indomani dell’audizione del procuratore di Caltanissetta De Luca, che in Commissione avrebbe escluso quella ricostruzione. Gasparri parla di un “asse” tra consulenti, magistrati ed ex magistrati, con Report come punto di arrivo mediatico, accusando il programma di rilanciare versioni smentite e di ignorare notizie ritenute scomode. Pur ricordando la solidarietà espressa in passato a Ranucci per le minacce subite, il senatore conclude denunciando un presunto contropotere che, a suo avviso, metterebbe a rischio libertà e democrazia utilizzando il servizio pubblico televisivo.