Dopo l’incendio in Svizzera, lo psicologo Giuseppe Lavenia spiega perché in situazioni estreme gli adolescenti non reagiscono in modo razionale.
La domanda che rimbalza sui social
Dopo la tragedia avvenuta nella stazione sciistica di Crans-Montana, sui social network si è diffusa una domanda ricorrente: perché alcuni ragazzi hanno ripreso la scena con il telefono invece di mettersi in salvo. Un interrogativo che, secondo Giuseppe Lavenia, rischia di trasformarsi in un giudizio sommario. In un’intervista a La Repubblica, lo psicologo e psicoterapeuta invita a leggere quei comportamenti alla luce di dinamiche psicologiche e neuroscientifiche, evitando semplificazioni e colpevolizzazioni a posteriori.
Il ruolo del cervello sotto stress
Lavenia ricorda che la corteccia prefrontale, l’area del cervello deputata alla valutazione del rischio, al controllo degli impulsi e alla pianificazione, negli adolescenti non è ancora pienamente sviluppata. La maturazione completa arriva solo intorno ai 20-22 anni. In situazioni di emergenza, con fiamme, fumo e panico, il sistema emotivo prende il sopravvento su quello razionale. Le reazioni diventano automatiche e istintive, non frutto di una scelta consapevole. Si tratta, sottolinea l’esperto, di un dato scientifico e non di un’opinione.
Sicurezza e responsabilità degli adulti
Secondo lo psicologo, il tema centrale non riguarda il comportamento dei ragazzi, ma la responsabilità degli adulti e delle strutture. La sicurezza, evidenzia, non può essere demandata ai minori. Spetta alle istituzioni e ai gestori garantire ambienti sicuri, vie di fuga adeguate e procedure di emergenza efficaci.
Le autorità svizzere stanno ora verificando il rispetto delle norme antincendio, la presenza di sistemi di rilevazione del fumo funzionanti e l’adeguatezza dei piani di evacuazione. La Procura locale ha aperto un fascicolo per chiarire la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità, mentre il dibattito pubblico resta acceso tra comprensione e ricerca di risposte.