Trattamento sanitario obbligatorio per studente che si rifiutò di mettere la mascherina in classe e si incatenò al banco. Per i Giudici uso improprio

Annullato il ricovero psichiatrico del 2021: per la Cassazione idee anticonvenzionali non giustificano un Tso e l’interessato va ascoltato prima di ogni restrizione.

La protesta durante l’emergenza Covid

La Corte di Cassazione ha annullato il trattamento sanitario obbligatorio disposto nel 2021 nei confronti di un giovane allora studente. I fatti risalgono a maggio, nel pieno dell’emergenza Covid: il ragazzo, diciottenne, contestò le misure sanitarie a scuola e mise in atto una protesta eclatante incatenandosi al banco. Dopo il rifiuto di sottoporsi al tampone, il sindaco dell’epoca dispose il Tso e lo studente fu ricoverato in psichiatria. La vicenda ebbe ampia eco mediatica.

Le ragioni dell’annullamento

Secondo quanto ricostruito sul Il Resto del Carlino dalla giornalista Antonella Marchionni, i giudici hanno ritenuto illegittimo il provvedimento. La sentenza chiarisce che l’adesione a idee non convenzionali, anche se espresse in modo plateale, non può costituire di per sé presupposto per un trattamento sanitario obbligatorio. Inoltre, la diagnosi formulata all’origine non sarebbe stata confermata dalla struttura psichiatrica che ebbe in carico il giovane. Per la Corte, il Tso è stato utilizzato in modo improprio, come strumento punitivo rispetto a comportamenti giudicati problematici ma privi di rilevanza clinica.

Gli effetti della decisione

La Cassazione ha sottolineato anche la violazione delle garanzie procedurali, ribadendo l’obbligo di ascoltare l’interessato prima di disporre una misura che comporti la privazione della libertà personale. La pronuncia chiude una vicenda giudiziaria durata oltre quattro anni e, secondo i legali della famiglia, apre ora la strada a possibili azioni risarcitorie per i danni subiti.