La Lega accusa Report di indagini parallele e uso improprio di dati sensibili. Al centro un’inchiesta giudiziaria milanese, il nome di Alberto Di Rubba e la replica di Sigfrido Ranucci.
Le accuse della Lega e l’intervento di Matteo Salvini
Nuovo scontro tra la Lega e la trasmissione Report. Il leader del Carroccio Matteo Salvini punta il dito contro il programma condotto da Sigfrido Ranucci, parlando di un quadro “altamente preoccupante”. Secondo una nota del partito, dopo i presunti dossieraggi abusivi emergerebbe ora anche una vicenda legata alla sottrazione e circolazione di dati sensibili provenienti dallo studio di un consulente della trasmissione.
La Lega chiede che i fatti vengano chiariti in modo definitivo, sottolineando come notizie diffuse sui media possano innescare procedimenti penali e trascinare cittadini poi risultati innocenti in lunghi percorsi giudiziari. L’obiettivo dichiarato è fare piena luce su eventuali mandanti e destinatari dei dossier.
L’inchiesta della Procura di Milano
Il caso prende forma dopo quanto riportato dal Corriere della Sera, secondo cui la Procura di Milano avrebbe disposto il rinvio a giudizio, con citazione diretta, di una ex professionista dello studio del commercialista Gian Gaetano Bellavia, consulente di Report. L’accusa è di accesso abusivo a sistema informatico per la copiatura, tra giugno e settembre 2024, di circa un milione di file, descritti come parte del know how dello studio.
L’indagine presenta ancora diversi aspetti da chiarire, tra cui un appunto che farebbe riferimento a un elenco di magistrati collegati a documenti sottratti, alcuni dei quali relativi a fascicoli all’epoca coperti da segreto istruttorio. Nei file copiati comparirebbero anche nomi noti del mondo politico, economico e imprenditoriale italiano.
La posizione di Di Rubba e la replica di Ranucci
Il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba ha annunciato la presentazione di un esposto, sostenendo che dagli atti emergerebbe l’esistenza di un dossier a suo nome e dichiarando di voler accertare ogni responsabilità per tutelare la propria reputazione.
Di segno opposto la replica di Ranucci, che nega il coinvolgimento di materiale riservato della redazione. Il conduttore chiarisce che i documenti citati riguarderebbero esclusivamente l’attività professionale dello studio Bellavia e sarebbero costituiti da fonti aperte, come visure e bilanci. Secondo Ranucci, nessun dato coperto da riservatezza sarebbe stato utilizzato per costruire processi mediatici. La vicenda resta ora al vaglio della magistratura, mentre il confronto politico e mediatico continua.