In attesa della data del referendum sulla riforma della giustizia, si accende il confronto tra governo, magistrati e promotori del No, tra accuse reciproche e raccolta firme in corso.
Nordio e l’attesa per il referendum
Mentre si attende la convocazione ufficiale del referendum sulla riforma della giustizia, il clima politico e istituzionale torna a farsi teso. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio indica come periodo probabile per la consultazione la seconda metà di marzo, spiegando che il rinvio è legato alla novità rappresentata dalla raccolta firme promossa da cittadini privati.
Il titolare di via Arenula respinge inoltre l’ipotesi di un confronto televisivo mancato per responsabilità del governo, sostenendo che il rifiuto sarebbe arrivato dall’Associazione nazionale magistrati. Secondo Nordio, l’Anm eviterebbe il dibattito pubblico sui contenuti della riforma, mostrando timore nel misurarsi direttamente con le posizioni dell’esecutivo.
La replica del Comitato per il No
Alle dichiarazioni del ministro risponde il presidente del Comitato per il No Enrico Grosso, che definisce le affermazioni di Nordio contraddittorie. Grosso sottolinea come in precedenza fosse stata criticata l’Anm per un’eccessiva politicizzazione, mentre ora al sindacato delle toghe verrebbe chiesto di essere l’unico interlocutore nel confronto pubblico.
Secondo il presidente del Comitato, questa posizione evidenzierebbe una difficoltà di coerenza, ribadendo al contempo la disponibilità personale e del Comitato a discutere nel merito la riforma con il ministro o con altri rappresentanti del governo.
Raccolta firme e critiche sull’iniziativa popolare
Nel frattempo, l’iniziativa popolare per indire il referendum, avviata il 22 dicembre, ha superato quota 190 mila adesioni, pari a circa il 38% dell’obiettivo di 500 mila firme online fissato entro il 30 gennaio, termine previsto dalla normativa dopo la pubblicazione della legge.
Anche su questo fronte non mancano le polemiche. Il ministro Nordio considera la raccolta firme non necessaria, mentre l’Unione delle Camere penali osserva che una nuova iniziativa referendaria non servirebbe ad attivare un voto già previsto, ma rischierebbe di rinviarne la data, allontanando nel tempo l’appuntamento elettorale. Il confronto sulla riforma della giustizia, dunque, resta aperto e destinato a intensificarsi nelle prossime settimane.
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