Per Vittorio Feltri l’assenza di incidenti a Capodanno in Piazza Duomo non è un successo: una città che si svuota per festeggiare rivela paura, non normalità.
La lettura di Vittorio Feltri sul Capodanno milanese
Secondo Vittorio Feltri, la notte di Capodanno trascorsa senza gravi disordini nel cuore di Milano non può essere automaticamente considerata un risultato positivo. Il giornalista respinge l’idea che l’assenza di episodi violenti equivalga a una vittoria sul piano della sicurezza. Per Feltri, una città davvero civile è quella in cui famiglie, giovani, anziani e turisti possono vivere serenamente lo spazio pubblico, senza timori né rinunce, soprattutto in una ricorrenza simbolica come l’inizio dell’anno.
Sicurezza garantita solo con misure straordinarie
Nel suo ragionamento, Feltri osserva che l’ordine pubblico è stato assicurato grazie a un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e controlli rafforzati. Un intervento che riconosce come necessario, ma che non interpreta come un traguardo. Se una piazza può essere considerata sicura solo attraverso misure eccezionali, sostiene, non si è di fronte a una condizione di normalità, ma a un contenimento del rischio. La presenza ridotta di persone nelle ore notturne diventa così l’indicatore di una prudenza diffusa, più che di un clima festoso.
Piazza vuota e paura normalizzata
Feltri critica anche la tendenza a minimizzare certi comportamenti attraverso definizioni rassicuranti. A suo avviso, il problema non è semantico ma culturale: accettare che in determinate notti o in alcune zone vigano regole diverse significa assuefarsi all’idea che la vita quotidiana sia intrinsecamente pericolosa. Una piazza centrale come Piazza Duomo deserta, conclude, non rappresenta un successo da rivendicare, ma il segnale di una rinuncia collettiva. Il vero obiettivo, secondo Feltri, resta quello di spazi pubblici pieni, vissuti e percepiti come sicuri dai cittadini, senza bisogno di misure straordinarie.
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