L’anomalia della Meloni: Fdi guadagna 4 punti da quando è al governo, legame sentimentale con gli italiani

Consensi stabili e in crescita per la premier e il centrodestra a oltre tre anni dall’insediamento. Per i sondaggi si tratta di un’anomalia positiva nel panorama politico italiano.

L’analisi del consenso dopo tre anni di governo

A più di tre anni dall’insediamento dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, i dati demoscopici continuano a registrare livelli di consenso elevati. A parlare di un vero e proprio “caso Meloni” è Antonio Noto, presidente di Noto Sondaggi, in un’intervista rilasciata a Il Giornale.

Secondo Noto, l’attuale fase politica rappresenta un’eccezione rispetto alla tradizione recente: alla vigilia di quello che potrebbe essere l’ultimo anno pieno di legislatura, in vista delle elezioni del 2027, la maggioranza di governo si presenta “tonica” e priva di segnali di cedimento evidenti.

I numeri di Fratelli d’Italia e della coalizione

Entrando nel dettaglio delle rilevazioni, Noto sottolinea come Fratelli d’Italia abbia consolidato e ampliato il proprio bacino elettorale. A gennaio 2025 il partito si attestava tra il 28 e il 28,5 per cento; a dicembre ha chiuso intorno al 30 per cento, mantenendosi negli ultimi mesi tra il 30 e il 31 per cento. Un incremento di circa quattro punti rispetto al risultato delle politiche del 2022, quando FdI si fermò al 26 per cento.

Anche l’intera coalizione di centrodestra, osserva il sondaggista, ha registrato una crescita complessiva di circa due punti nell’arco di un anno, rafforzando una dinamica che appare in controtendenza rispetto a quanto accaduto a governi precedenti nella stessa fase della legislatura.

Il “legame sentimentale” con gli elettori

Secondo Noto, l’elemento distintivo di questa anomalia risiede nel rapporto tra la premier e l’elettorato. La fiducia personale in Meloni come presidente del Consiglio si attesterebbe intorno al 44 per cento, con margini di ulteriore crescita se gli indicatori resteranno stabili nel corso del 2026.

Il sondaggista evidenzia tuttavia come il giudizio degli italiani su temi economici, in particolare sul potere d’acquisto, sia più sfumato: la percezione diffusa è che le condizioni non siano migliorate, ma neppure peggiorate in modo significativo. La differenza, spiega Noto, è che questa stagnazione non viene attribuita direttamente alla responsabilità del governo. Si tratterebbe di una sorta di “credito di fiducia”, fondato sull’idea che i risultati economici richiedano tempi lunghi, e su un legame di natura più emotiva che politica tra Meloni e una parte consistente dell’opinione pubblica.

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