Stabilità di governo, credibilità internazionale e conti in ordine: per Vittorio Feltri l’analisi dei dati ribalta la narrazione critica sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Il metodo dei fatti secondo Vittorio Feltri
Per Vittorio Feltri, difendere l’operato del governo significa tornare a un criterio che nel dibattito pubblico appare sempre più raro: partire dai fatti. Numeri, risultati e riscontri concreti, osserva il giornalista, vengono spesso oscurati da giudizi ideologici e tifoserie politiche. In questo contesto, attenersi alla realtà diventa quasi un gesto “sovversivo”. Feltri rivendica una stima di lunga data per Giorgia Meloni, ritenuta vittima di un duplice pregiudizio, politico e culturale, che l’esperienza di governo avrebbe progressivamente smentito.
Stabilità e conti pubblici come risultati politici
Uno degli elementi centrali dell’analisi riguarda la durata dell’esecutivo. In un sistema storicamente segnato da maggioranze fragili, il fatto che il governo sia ancora in carica dopo tre anni viene indicato come un risultato politico rilevante, spesso sottovalutato. Sul piano economico, Feltri attribuisce un ruolo determinante al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando di una gestione improntata alla prudenza dopo una fase segnata da misure considerate onerose. Indicatori come il calo dello spread, la fiducia dei mercati e i giudizi delle agenzie di rating vengono citati come segnali oggettivi di una linea giudicata coerente.
Credibilità internazionale e occupazione
Feltri sottolinea anche il mutamento della percezione dell’Italia all’estero. Da Paese ritenuto instabile, l’Italia sarebbe tornata a essere un interlocutore affidabile, come dimostrerebbero i riconoscimenti arrivati da testate storicamente critiche quali Le Monde e Financial Times. Sul fronte interno, il dato della disoccupazione in calo viene indicato come un elemento che contraddice l’idea secondo cui la riduzione dell’assistenzialismo produrrebbe più precarietà. Pur senza negare le criticità, Feltri conclude che i governi vadano valutati per la direzione intrapresa e per i risultati misurabili, non per la retorica.
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