Opposizioni all’attacco sulla legge di bilancio: Pd e M5s parlano di austerità e promesse mancate, la maggioranza rivendica conti in ordine e ruolo centrale della Lega.
L’affondo di Elly Schlein alla Camera
Prendendo la parola a Montecitorio, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein attacca frontalmente la presidente del Consiglio e l’esecutivo. Secondo Schlein, la manovra approvata dal Parlamento avrebbe aggravato le diseguaglianze, configurandosi come una politica di austerità incapace di rispondere alle principali preoccupazioni dei cittadini. L’accusa è quella di favorire i redditi più alti e di aver tradito impegni assunti in precedenza. La leader dem parla di una propaganda ormai logora e rivendica la costruzione di un’alternativa politica, affidando ai cittadini il giudizio finale alle prossime elezioni.
Le critiche del M5s e la replica della Lega
Sul fronte del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte interviene sui social contestando l’esultanza del governo per le rate del Pnrr, ricordando che il Piano sarebbe stato impostato dal precedente esecutivo. Conte accusa inoltre incoerenze su invio di armi all’Ucraina e pensioni, puntando il dito contro promesse disattese e misure giudicate simboliche.
A difesa del Carroccio interviene il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, che rivendica i risultati conseguiti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo Molinari, l’azione del Mef avrebbe dimostrato la possibilità di tenere i conti in ordine, aumentando la spesa sociale e riducendo le tasse, rafforzando così la posizione dell’Italia in ambito europeo.
Avs e +Europa contro la manovra
Di segno opposto l’intervento di Nicola Fratoianni, che definisce la legge di bilancio tutt’altro che prudente, accusando il governo di austerità, tagli e di un aumento significativo della spesa militare. Una scelta che, secondo Avs, spingerebbe il Paese verso un’economia di guerra con conseguenze negative.
Sul metodo adottato per l’approvazione della manovra insiste il segretario di +Europa Riccardo Magi, che denuncia un esame ristretto a pochi membri della commissione Bilancio del Senato. In segno di protesta, Magi espone in Aula un cartello con la scritta “vendesi”, parlando di un progressivo indebolimento della democrazia parlamentare.