Fratoianni fa marcia indietro: “Hannoun non è mio amico. Tradisce i palestinesi”

Dopo l’indagine su una rete accusata di finanziare Hamas, arrivano chiarimenti dal fronte progressista su rapporti, conferenze pubbliche e posizioni politiche espresse sul conflitto.

Nessun rapporto personale con gli indagati

Nel dibattito politico acceso dall’inchiesta su una presunta rete di finanziatori di Hamas attiva in Italia, dal fronte della sinistra arrivano prese di distanza nette da qualsiasi legame personale con uno degli indagati. Viene chiarito che non vi è mai stato alcun rapporto diretto, né amicizia né collaborazione, e che l’unico incontro risalirebbe a molti anni fa, in modo del tutto occasionale, durante una conferenza stampa alla Camera con la presenza di numerosi partecipanti.

Secondo quanto spiegato, la partecipazione a eventi pubblici non implica rapporti personali o politici strutturati. L’attività politica quotidiana porta infatti a prendere parte a centinaia di iniziative e a incontrare migliaia di persone, senza che questo si traduca in relazioni continuative o condivisioni di posizioni.

La condanna del terrorismo e del 7 ottobre

Sul piano politico, la posizione viene ribadita come chiara e coerente. Viene sottolineato che ogni forma di indulgenza rispetto agli attacchi del 7 ottobre è considerata incompatibile con la propria cultura politica. La linea dichiarata è quella del pacifismo e della non violenza, accompagnata da una condanna senza ambiguità dell’uccisione di civili inermi.

La condanna viene estesa a tutte le vittime del conflitto: dagli israeliani uccisi da Hamas ai palestinesi colpiti dalle operazioni militari del governo israeliano. Da parte dell’area progressista e di Alleanza Verdi e Sinistra, si rivendica una posizione definita “durissima e netta” contro il terrorismo e contro ogni violazione dei diritti umani.

Pro-Pal, inchiesta e scontro politico

Rispondendo alle critiche sui rapporti con la galassia pro-palestinese, viene escluso qualsiasi imbarazzo. L’inchiesta giudiziaria viene anzi definita utile, perché l’eventuale uso di fondi destinati agli aiuti umanitari per scopi terroristici o militari è giudicato “ignobile”, in quanto tradirebbe sia i donatori sia la popolazione civile di Gaza, già duramente colpita dalla guerra.

Allo stesso tempo, viene accusata la destra di strumentalizzare l’indagine per delegittimare un ampio movimento di cittadini che hanno donato aiuti, partecipato a manifestazioni e chiesto lo stop alle operazioni militari e alle violenze. Una mobilitazione che, secondo questa linea politica, dovrebbe continuare fino al raggiungimento di una pace reale e duratura, fondata sulla convivenza tra palestinesi e israeliani.