Esame audiometrico: come e quando farlo

Esame audiometrico: come e quando farlo

L’esame audiometrico permette di evidenziare, in qualsiasi momento della vita, eventuali problemi nell’avvertire suoni, a vario volume e frequenza. Si tratta di un test semplice da svolgere e per nulla invasivo, cui è possibile sottoporre anche i bambini. In linea generale chiunque può essere sottoposto a questo tipo di test, potete trovare maggiori informazioni su come funziona l’esame audiometrico su InfoUdito.

Perché fare il test audiometrico
Nel corso della vita è fisiologico che l’udito diminuisca la sua acutezza, in modo lento e graduale. Può però capitare a chiunque, per motivazioni genetiche o correlate alle proprie abitudini e anche all’impiego, che l’udito abbia dei significativi abbassamenti, non dovuti all’invecchiamento fisiologico. Il cervello umano tende in genere a “nasconderci” queste problematiche, acuendo altri sensi e cercando di operare delle estrapolazioni logiche dalle informazioni sensoriali non del tutto corrette che ottiene dal sistema uditivo compromesso. Il risultato è che purtroppo molte persone con ipoacusie di vario genere convivono con esse per anni prima di avvertirne la presenza. Per questo motivo chiunque dovrebbe effettuare un esame audiometrico una volta nella vita e, se necessario, con una certa periodicità.

Cosa misura il test audiometrico
Con l’esame di questo genere si verifica la presenza di eventuali ipoacusie; in pratica l’otorino è in grado di verificare se tutte le parti che compongono l’apparato uditivo funzionano in modo adeguato, consentendo di avvertire correttamente i suoi: sia per quanto riguarda la comprensione degli stessi, ad esempio direzione di un suono o significato delle parole udite; sia per quanto riguarda la frequenza e il volume degli stessi, un soggetto affetto da un’importante ipoacusia potrebbe esporre l’apparato uditivo a suoni con volume molto elevato senza accorgersene. Nel caso in cui l’esame audiometrico evidenziasse delle problematiche l’otorino può poi valutare l’eventualità di sottoporre il soggetto ad ulteriori indagini, per valutare l’eventuale presenza di fattori temporanei che portano all’ipoacusia o, al contrario, evidenziare fattori permanenti correlati ad una patologia degenerativa o di altro genere.

Chi dovrebbe fare questo esame
Purtroppo la perdita dell’udito avviene spesso in modo subdolo: chi ne soffre tende a non accorgersene per mesi, a volte per anni. Se si tratta di una temporanea ipoacusia, correlata ad esempio ad un’otite trascurata o alla presenza di muco nelle vie respiratorie, la problematica verificata potrà essere risolta rapidamente, evitando così il cronicizzare del fenomeno. Se invece si tratta di ipoacusie dovute a danni a parti dell’apparato uditivo, l’otorino potrà valutare l’eventuale necessità di intervenire chirurgicamente o di utilizzare appositi apparecchi acustici. In ogni caso, anche se si ritiene di non avere alcun problema di udito, è importante effettuare almeno un test audiometrico dopo i 30 anni e prima dei 60 anni. Questo ci permette infatti di prevenire importanti problematiche, che se trascurate possono alla lunga portare alla totale perdita dell’udito. Chi soffre di ipoacusia a maggior ragione deve sottoporsi all’esame audiometrico con una certa frequenza, stabilita dall’otorino per il singolo soggetto, in genere ogni 12 mesi. Avere un preciso dato per quanto riguarda l’udito di un soggetto affetto da ipoacusia infatti dà importanti dati sull’evoluzione del problema.

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